Cos’è il PFU? Recuperare Pneumatici Fuori Uso: la ruota gira anche per i PFU

Cos’è il PFU? Recuperare Pneumatici Fuori Uso: la ruota gira anche per i PFU

Sostituendo gli pneumatici dei nostri veicoli, ci saremmo sicuramente accorti che da qualche anno si è aggiunto un contributo ambientale che garantisce il giusto smaltimento nel momento i cui saranno ormai inutilizzabili. Un rifiuto così ingombrante e difficile da smaltire ha ricevuto l’attenzione dell’Unione Europea che, nel 2006, ha emesso una direttiva sull’argomento.
Ma è solo nel 2011, con il Decreto n. 82 dell’11 Aprile 2011, che l’Italia affronta il problema in modo risolutivo. Il decreto comprende gli obblighi del produttore, del distributore, dell’utente finale e lo smaltimento finale del prodotto ormai esausto o recuperato da veicoli in demolizione.
Gli pneumatici non vengono più buttati in discarica, ma recuperati da aziende dedicate, per il corretto smaltimento e trasformazione. L’accidentale o intenzionale incenerimento di pneumatici rilascia prodotti petrolchimici e diossina, ritenuti altamente cancerogeni.

La trasformazione degli PFU

Il grande vantaggio costituito dagli pneumatici fuori uso (da ora in avanti PFU), è di essere trasformabili in qualcosa di molto utile, la cui richiesta aumenta anno per anno: l’energia. Questo tipo di rifiuto infatti è convertibile totalmente in energia, tramite un oppurtuno trattamento iniziale.
Dopo essere stati stoccati, gli PFU vengono “stallonati”, ossia si procede a rimuovere il cerchio d’acciaio, posto nella parte che aderisce al cerchione. Anche questa parte viene riciclata, recuperata dalle fonderie.
Dopo questa fase, gli PFU passano attraverso due fasi di frantumazione. Nella prima fase, delle grosse lame tagliano il materiale in pezzi di 5-40 cm di grandezza, che in gergo vengono chiamati “ciabatte”. Queste vengono per lo più mandate in cementifici o centrali termoelettriche per essere usati come combustibile. La gomma degli pneumatici infatti ha un potere calorifero come quello del carbon coke, ma emissioni più basse in CO2. Diventa così un ottimo sostituto dei combustibili fossili, con un migliore impatto ambientale.
Le “ciabatte” in questa fase però contengono ancora parti tessili e acciaio, tipiche della struttura interna dello pneumatico. La seconda fase di frantumazione è dedicata proprio alla separazione di queste componenti, tramite processi fisici o meccanici. Da qui, la gomma esce in dimensioni minori di 50mm che vengono catalogate in cippato, granulato o polverino.
In forma di polvere, l’utilizzo degli PFU si diversifica: viene mescolato col bitume per realizzare asfalti più duraturi; per superfici sportive, in quanto ha grandi capacità drenanti e elasticità agli urti; materiali di isolamento acustico o tecnici, quando la polvere è mischiata a resine poliuretaniche. La polvere, trattata con ultrasuoni, azioni termiche e meccaniche, subisce una de-vulcanizzazione che la rende completamente riutilizzabile in nuove mescole di gomma.

Gli attori del PFU

I principali attori di queste operazioni sono le aziende e i consorsi(Ecotyre, Ecopneus…), regolati dall’art. 228 del Decreto Legislativo 152/2006, che identificano i punti di raccolta dei PFU, recuperano e trattano il materiale e, infine, promuovono nuovi utilizzi per le sostanze prodotte. Tramite l’eco-contributo, definito dall’ente che recupera i PFU, si garantisce una nuova vita per un materiale che sarebbe altamente pericoloso per l’uomo e di notevole impatto per l’ambiente, portando al contempo molteplici vantaggi.

Lascia un commento